mercoledì 11 aprile 2012

il Telefono della Morte...

Numero di Telefono della Morte ...



La morte ha un numero di telefono ...

Bulgaria: il numero O.888.888.888 viene sospeso, dopo che, le ultime tre persone a vederselo assegnato, sono morte...
Quel che è certo, è che ora nessuno lo rivorrà. Perché il numero di telefono O.888.888.888 (attivo, fino a pochi giorni fa, in Bulgaria, dove era collegato ad un telefono cellulare), è divenuto ormai famigerato, come: il “numero di telefono della morte”. Soprannome che, deriva da un insieme di coincidenze davvero sfortunate: tutte e tre le persone a cui quel numero era stato assegnato.. sono morte!


Il primo proprietario, l’ex numero uno della compagnia di cellulari bulgara Mobitel, è morto di cancro nel 2001, ad appena 48 anni. E, secondo i rumors, a causare quel cancro sarebbero stati i rivali d’affari, che avrebbero utilizzato del materiale radioattivo per avvelenarlo.

Il numero, è poi passato a Konstantin Dimitrov, boss della mafia bulgara, ucciso a colpi di pistola nel 2003 da un assassino mentre era in Olanda, in un’apparente missione per tenere d’occhio il suo impero di traffico di droga. All’epoca della morte, Dimitrov aveva 31 anni, e il telefono col "numero maledetto" era con lui, al momento dell’assassinio.

Lo stesso numero è poi passato al discusso uomo d’affari Konstantin Dishliev, ucciso fuori da un ristorante indiano, a Sofia, nel 2005. Da allora, il numero è rimasto sotto il controllo della polizia. Che ora l’ha chiuso, per sempre. Chi lo chiamasse oggi troverebbe un messaggio, che avverte: “Il numero non è raggiungibile”.

fonte: Yahoo, e..

http://www.misteroonline.com/la-morte-ha-un-numero-di-telefono-ora-eliminato.php.
Pubblicato in misteri, News
Sì lo so che non vorreste pensarci ma un giorno o l’altro vi toccherà morire. E quel giorno dovrete sapere come fare. La rubrica di Vertigoz vi svela come arrivare preparati all’appuntamento con la grande consolatrice. Senza ansie da prestazioni e senza inutili patemi d’animo. Tanto il peggio che poteva capitarvi vi è già successo.

Nella nostra società vi è una vera e propria rimozione nei confronti della morte. Ne volete una prova? Eccola. Se cerco su Google “Giornalettismo + Berlusconi” ottengo 51.600 risultati, mentre se cerco “Giornalettismo + morte” ottengo un solo risultato: questo articolo (il che per inciso è incredibile visto che non ho ancora finito di scriverlo, ma si sa, questi di Google la sanno lunga). Stranamente se cerco “Giornalettismo + Berlusconi + morte” ottengo di nuovo 51.600 risultati ma questa è decisamente un’altra storia.

CON LA M MAIUSCOLA – Il punto è che gli esseri umani, affrontano il “Problema Morte” (d’ora innanzi PM) come affrontano qualsiasi tipo di problema: semplicemente non pensandoci. Prendete quest’articolo, i miei articoli escono il mercoledì no? Bene, fino a stamattina ho completamente i-gno-ra-to il problema di dover scrivere un articolo per Giornalettismo, e ora, che è già martedì pomeriggio inoltrato mi trovo a dover aprire la mia cartella segreta “Idee last minute per articoli giornalettistici d’emergenza” (quella con il teschio sopra) che contiene un unico file con un’unica parola: la moooorte (va detto con voce tremula utilizzando un effetto stile wha-wha sulla o). Ecco, la morte, è esattamente come quest’articolo (più o meno), uno pensa che basta non pensarci e alla fine non si muore, così come basta non pensarci e alla fine l’articolo si scrive da solo (ok, la metafora è un po’ traballante, ma tanto non ha nessuna importanza, un giorno saremo tutti morti). Insomma, la prima considerazione che vorrei fare è che non pensare a un problema non è un buon modo per risolverlo. Quindi partiamo da un dato di fatto: abbiamo un problema, stiamo per morire, chi più chi meno, tutti quanti. Un’ecatombe. La vita di un italiano medio (tipo Mike Buongiorno) è di circa 80 anni a cui vanno sottratti i 33 che ho già vissuto (merda), più 10 mesi (ci ho provato), per un totale di circa 16850 giorni ancora da vivere, che fanno 404.400 ore, ovvero 24.264.000 minuti, o infine 1.455.840.000 secondi a cui ne vanno scalati i 200 abbondanti che ho perso per fare questi calcoli idioti. Mentre voi state comodamente seduti in poltrona a leggere io sto letteralmente morendo! (l’ennesimo caso di morte sul lavoro, in diretta sulle pagine di Giornalettismo).

CONCLUDERE - La seconda considerazione che vorrei fare è che essere vivi piuttosto che morti è un’anomalia dal punto di vista statistico. Secondo un articolo di Carl Haub, pubblicato nel 2002 dal Population Reference Bureau, il numero complessivo di persone che hanno mai vissuto sulla terra è circa 106,5 miliardi. In pratica gli esseri umani attualmente viventi sono appena il 6% del totale. Siamo fortunati amici, ma non durerà per molto, credetemi. Dopo aver ammesso di avere un problema (mi chiamo Joe, e ho un problema con la vita) cerchiamo di vedere come risolverlo. Notiamo anzitutto che il problema non nasce dal fatto in sé del morire ma dal fatto che 1. dobbiamo morire 2. tendenzialmente non ci va di morire. Da cui c) abbiamo un problema. Per risolvere il problema possiamo concentrare la nostra attenzione sulla premessa a) o sulla premessa b) o sul rapporto di consequenzialità che lega le premesse a) e b) alla conclusione c). In primo luogo possiamo contestare la premessa a). In una variante del paradosso del tacchino induttivista di Bertrand Russell possiamo così argomentare. 

Sono 34 anni che sono vivo ovvero circa 21900 giorni. In questi 21.900 giorni non sono mai morto. Ogni mattina mi sono svegliato e, ehy, ero vivo. Dopo 21.900 tentativi possono ragionevolmente concludere che non morirò mai. Pensate di tirare un dado 21.900 volte. Se uscisse lo stesso risultato tutte le volte credo che converreste che il dado è truccato. Ogni ulteriore lancio sarebbe superfluo. Posso inoltre constatare che da quando sono nato sono morte milioni di persone ma io mai. Sarà un caso? Posso pertanto ragionevolmente concludere di essere immortale.

THAT’S THE QUESTION – Il problema di questi paradossi beh, lo sapete no, morirete uguale. Non importa quanto vi sforziate di essere intelligenti. Passiamo allora alla premessa b). Se estirpassimo in noi il tenace desiderio di non morire avremo risolto il problema. Avremmo infatti questa situazione: 1. dobbiamo morire 2. dai, morire non è male, è fico 3. e infatti moriamo.Il che, come vedete, non crea contraddizione. Chiediamoci allora perché vogliamo vivere. Una parte del problema è senz’altro costituita dalla brutta nomea che circonda la morte. Già il nome, diciamolo, non fa allegria. E se le dessimo un nome più giovane, più trendy, se cercassimo di lavorare di più sul brand? Che so, invece di morte, “fiorellino” o “Sacher Torte”, la gente accetterebbe di morire (scusate il lapsus) di buon grado. La morte ha bisogno di un restyling che la renda più appetibile. Un’altra parte del problema sono i nostri maledetti geni. La paura della morte è stata in noi istillata da Madre Natura per far sì che cerchiamo di vivere il più a lungo possibile in modo tale da massimizzare le nostre probabilità di riprodurci. Madre Natura quando vuole che facciamo qualcosa ci va giù pesante. Non le basta dire “ehy amico, cerca di non morire e di buttare la palla in buca ok?”. Semplicemente, conoscendoci, non si fida Confidiamo che un giorno l’ingegneria genetica ci liberi da questa sciocca superstizione (e per inciso da quella secondo la quale fare bambini sarebbe qualcosa di desiderabile e razionale. Notiamo altresì come alcune religioni abbiano risolto il PM concentrandosi sulla premessa a) mentre altre sulla premessa b). Il cristianesimo (e tanti altre) si sono concentrate sulla premessa a). Non è vero che moriamo, cioè sì moriamo, ma poi risorgiamo, e viviamo IN ETERNO!. Il livello di accettazione del problema è in questo caso nullo. E come se vi diagnosticassero un tumore e voi rispondeste: non ho fatto alcun RUMORE! Non ci penso proprio a fare il TURN-OVER! Insomma, i cristiani mettono la testa sotto la sabbia.

LA SOLUZIONE? - Ma in fondo, dai, lo sappiano noi e lo sanno loro. In punto di morte questo gigantesco sforzo di rimozione (gnè gnè gnè io non muoio io non muoio!) inizia di solito a vacillare e si cagano sotto. Andrò in Paradiso? Andrò all’Inferno? No amico, sei morto, dove vuoi andare. Il punto della morte è proprio quello, che non vai più da nessuna parte. Altri, ad esempio i fondamentalisti islamici, si sono concentrati sulla premessa b). Non è vero che ho paura della morte, mi imbottisco di tritolo e pum! ficata. È una soluzione più ingegnosa ma abbastanza contorta. In termini psicoanalitici si parla di formazione reattiva: ho una paura fottuta di lavorare e divento Brunetta. Infine, e questa è l’alternativa, ci si può concentrare sul rapporto tra premesse e conclusione. Ok, dobbiamo morire, ok, non ci va di morire, ma è veramente un problema? Cioè quante cose ci sono che non ci va di fare eppure alla fine dobbiamo fare ugualmente? Che so, andare alla posta, scrivere un articolo (è un esempio a caso), oppure, che so, morire? Io penso che morire sia come andare alla posta (e un po’ come partire anche). C'è una fila tremenda di gente che aspetta di morire, ciascuno con il suo pacco, ciascuno diverso, ciascun in fondo perso. Puoi mandare una cartolina, puoi mandare una raccomandata, ma alla fine il tuo turno arriva. “La vita adulta è una lunga lista di incombenze, l’ultima delle quali è morire” scriveva a tal proposito un grande filosofo contemporaneo (coff coff). Che avesse ragione?

(lo speciale Morte, continua, se Dio vuole, la settimana prossima).

13 Commenti

  1. Frank scrive:
    Ah ok me la segno. Nascere… vivere… morire.
    Perché nessuno me l'aveva detto prima?
    P.S: prossimamente la rubrica “Altro che vertigoz”
  2. libertyfirst scrive:
    Commento in ritardo. :-)
    Il concetto di “senso della vita” è una fallacia logica, più precisamente una fallacia antropomorfa: le forchette hanno un senso perché chi le ha create agiva con lo scopo di mangiare meglio; gli uomini un senso potrebbero non averlo, a meno che non si creda appunto che siano stati creati da qualcuno con uno scopo. Se gli uomini sono quindi forchette autocoscienti si può parlare di senso della vita, altrimenti la domanda è nonsense, come chiedersi che forma ha l'acqua (il senso è una proprietà degli enti concepiti da un essere autocosciente, o meglio ancora una disposizione che l'essere autocosciente ha verso questi enti, non una proprietà universale di tutte le cose immaginabili).
    Indubbiamente alla domanda si tende a dare, che abbia senso o meno, un forte contenuto emotivo, come a molte domande esistenziali. Non è sufficiente dire che probabilmente la domanda non ha senso, perché tanto poi viene riformulata in qualcosa che ha senso e continua ad avere contenuto emotivo. Una riformulazione che ha senso è “Che senso do alla mia vita?” (domanda un po' solipsistica). Nel mio caso potrei dire che voglio il bene delle persone a cui voglio bene, per fortuna pochissime altrimenti morirei di stress, e ogni tanto anche a me stesso. Questa risposta mi soddisfa sotto ogni condizione realistica che mi possa venire in mente, anche se non ha certo l'apoditticità e l'universalità di una risposta teologico-metafisica.
  3. g scrive:
    Non tutti vivono, anche se credono di farlo, questi temono la morte.
    Chi vive la morte la considera un'esperienza molto importante che fa parte della vita.

FONTE:
http://misteroonline.altervista.org/blog/la-morte-ha-un-numero-di-telefono-ora-eliminato.php
ALTRI LINK:
http://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Morte


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martedì 10 aprile 2012

Divorati da larve della Mosca assassina...

Divorati dalle larve, della Mosca Assassina...


Non tutti sono a conoscenza dell’esistenza di una mosca terribile, chiamata ‘mosca assassina’ le cui larve si annidano nella pelle, e si nutrono della carne viva…….


La Cochliomyia hominivorax, questa mosca carnivora molto aggressiva, è la più pericolosa del genere che comprende circa 5 specie, e di certo è molto più letale della sua vicaria nel Vecchio Mondo, giacchè questa attacca anche l’uomo. Nonostante non punga nè morda, la mosca si avvicina agli esseri viventi a sangue caldo solo per deporre le uova sul derma o tra la pelliccia. Le larve entrano dentro i pori a migliaia e divorano la vittima dall’interno provocando lesioni e scorrimenti di materia, noto come Miasi. La vittima muore in pochi giorni.

Nativa del Sud America, si diffuse come un flagello nel Medio America e nel Nord America, nonchè anche in Libia. Oggi per fortuna è stata eradicata con l’innovativo metodo dell’introduzione di maschi sterili in tutto il Nord America e nel 90 per cento del Meso America. Ora si lotta in Libia e nel restante 10 per cento del Meso America.


Commenti:
Stefano Cavallucci · Lombok, Nusa Tenggara Barat, Indonesia
Chrysomya bezziana un'altra mosca simile ma molto più diffusa

stefano
una molto simile che si nutre di esseri umani è la Bezziana, Chrysomya bezziana, ma molto più diffusa…
comunque schifosa!


Articolo tratto da,
http://www.express-news.it/assurdo/divorati-dalle-larve-della-mosca-assassina-foto-e-video/
URL breve: http://www.express-news.it/?p=50215
http://www.express-news.it/category/assurdo/

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Che ne pensate? :-(

Ho scritto questo post perchè, un mio amico, mi ha parlato ieri del suo cane che (per miracolo) è riuscito a salvare dalle Larve di Mosca.. Non conoscevo questa malattia terribile, che colpisce soprattutto i cani, ma anche le tartarughe e altri animali; per cui, essendo la prognosi mortale.. e terrifficante!! (in pratica, vedrete dei grossi "buchi" nella carne del vostro animale che, nel giro di 24 ore, se non preso in tempo, muore.. letteralmente divorato!!!), ho pensato allora che questa potesse colpire sicuramente anche l'uomo.

Ed ecco qui, infatti, che cercando in rete ho trovato l'articolo che vi ho proposto..

Inquietante, vero? :-(

Ancora di più, lo sono le foto, di cui io vi ripropongo alcune:








Link:
http://www.lorologiaiomiope.com/il-torsalo-botfly-la-mosca-antropofaga-dermatobia-hominis/
http://www.lorologiaiomiope.com/i-vermi-col-formaggio-piophila-casei/
http://www.lorologiaiomiope.com/tyrannobdella-rex-co-le-sanguisughe-delle-mucose/
http://www.lorologiaiomiope.com/chigoe-tunga-penetrans-una-pulce-da-incubo/
http://www.lorologiaiomiope.com/conversazioni-nelloscurita-arachnocampa-luminosa/
http://www.huidziekten.nl/zakboek/dermatosen/mtxt/Myiasis.htm
http://www.portalesmedicos.com/publicaciones/articles/1799/2/Un-caso-de-miasis-humana-por-Cochliomyia-hominivorax-%28d%EDptera%3A-calliphoridae%29-asociado-a-varicela
http://cid.oxfordjournals.org/content/43/6/e57/F1.expansion.html
https://picasaweb.google.com/lh/photo/1lW70dO2hdQ7IIFgwFIxgA
https://www.google.com/search?tbm=isch&hl=it&source=hp&biw=1366&bih=589&q=Cochliomyia+hominivorax&gbv=2&oq=Cochliomyia+hominivorax&aq=f&aqi=g1&aql=&gs_l=img.12..0.9316l9316l0l10324l1l1l0l0l0l0l70l70l1l1l0.frgbld.



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Mangiare Insetti?

Tratto da,
http://www.dissapore.com/primo-piano/riuscira-carlo-cracco-a-farvi-mangiare-gli-insetti/

Mangiare gli Insetti? ... :-( !!

Riuscirà Carlo Cracco a farvi mangiare gli insetti?



Al congresso di cucina milanese Identità Golose, gli chef Davide Oldani e Carlo Cracco hanno fatto incetta di click. Sono tra i più alti, sono tra i più magri, forse i più belli. Capannelli di donne volevano la foto con i due chef. Ho pensato all’assalto delle cavallette. Pensate, quindi, alla mia sorpresa davanti alla copertina di febbraio di Wired con un Cracco assaltato, per l’appunto, dalle cavallette. Quelle vere.

Un fotomontaggio, of course, per presentare l’inchiesta del mese: “Pronti a mangiare insetti?”. Prima di dire NO e mollare questo post, fatevi coraggio e sentite un po’ cosa vien fuori dall’articolo
  • che nel 2006 gli insetti negli Usa hanno creato ricchezza per 57 miliardi di dollari
  • che sono 3000 al mondo i gruppi etnici che praticano l’entomofagia
  • che secondo l’indice di palatabilità lo scarabeo sacro è squisito, la blatta disgustosa
  • che essendo animali a sangue freddo gli insetti non possono essere vettori di virus
  • che secondo l’Onu nel 2020 gli insetti saranno il nostro pane quotidiano
  • che la Fao nel 2010 ha iniziato a fare ricerca sull’entomofagia nei paesi che già la praticano per poterla espandere tra le popolazioni denutrite

Siete ancora qui? Ok procediamo. L’università olandese di Wageningen ha avviato un centro di ricerca sull’impiego degli insetti come cibo del futuro. A capitanare la squadra di ricercatori è l’entomologo Marcel Dicke, uno che ha dedicato gran parte della sua vita a scardinare i pregiudizi sugli insetti. L’obiettivo è quello di dimostrare che è possibile portare questi animaletti sulle nostre tavole. I passaggi sono questi: capire quali scarti dell’industria alimentare possono essere utilizzati nell’allevamento; capire come trattare le proteine estratte dagli insetti e trasformarle in cibo; come rendere appetibile il risultato finale. Insomma, sdoganiamo queste pappe dalle penintenze dei reality show ( ricordate La Talpa?) e accettiamo il fatto che tutti noi siamo consumatori di insetti: ce ne sono frammenti nella conserva di pomodoro, nella frutta in scatola e soprattutto nei prodotti biologici. Assai complicato eliminare gli intrusi.
Si fa prima ad aggiornare le tabelle dei residui organici tollerati. Succede ormai in molti paesi. L’Onu è alle prese con l’organizzazione di un congresso mondiale sull’argomento. Nel 2013 i Grandi della Terra parleranno dei suoi esseri più piccoli. Il professor Dicke non ci lascia scelta: il 2020 è vicino e sarà l’anno dell’inizio dei banchetti degli orrori. Piuttosto la squadra universitaria olandese ci esorta a considerare le bestiucce non tanto diverse da gamberetti e granchi. Lo scroc del carapace non sarà mica tanto diverso poi. Nell’attesa che si trovi un modo accattivante di servire cavallette e scarabei in tavola, c’è chi si è portato avanti. A Bergamo, al Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi, è possibile partecipare a degustazioni dedicate all’entomofagia, con tanto di sommelier che consiglia i vini da abbinare. Poi c’è Carlo Cracco. Gli insetti li ha cucinati e anche mangiati. Lo scorpione gli fa schifo e come avete visto nel video, preferisce le cavallette.
E se volete prepararvi un piattino gourmand, lo chef bistellato pubblica su Wired anche un po’ di ricette. Ad esempio: “….riduci in polvere le larve aiutandoti con un batticarne” oppure “… aggiungi la crema di riso calda e termina con le larve ( ravvivate nell’acqua calda)” o anche “… filtra la riduzione con un colino e aggiungi le locuste precedentemente ammollate in acqua”. SLURP!
[Crediti: Wired.it, Wikipedia, Efors, Wired.co.uk, Museo Scienza Bergamo. Immagine: Wired.it]


50 commenti a “Riuscirà Carlo Cracco a farvi mangiare gli insetti?”

  1. bonilli bonilli commenta:
    Basta tenere presente il bellissimo libro “Buono da mangiare” di Harris, edito da Einaudi, per capire che gli insetti, che fanno schifo in Europa, sono il pranzo succulento per i messicani e molte altre centinaia di milioni di uomini e donne nel mondo.
  2. Mimmo Mimmo commenta:
    Nessuno ha mai mangiato la larva che si trova nelle bottiglie di Mescal?
  3. laura rangoni laura rangoni commenta:
    Francamente, sarei portata a pensare che gli insetti non siano nelle mie corde. Ma, altrettanto francamente, devo dire che è solo una questione di mentalità e pregiudizi culturali. Ho assaggiato dei grassi bruchi fritti in Africa, e li ho trovati buonissimi. Sapevano lontanamente di pisello. Solo che mi hanno detto DOPO averli assaggiati cosa realmente fossero quei succulenti “cosi” che credevo germogli… Altrimenti, probabilmente, non li avrei assaggiati
  4. depa depa commenta:
    sinceramente sarei proprio curioso di assaggiare gli insetti, dopotutto in italia ho mangiato diversi tipi di formaggi con i vermi squisiti!
    •  Fabio Cagnetti risponde:
      Concordo al 100%, adoro il Casu Marzu sardo e l’ancor più introvabile Marcetto di Castel del Monte.
      Se Cracco proponesse un menu entomofago partirei ORA per Milano. Anche perché vorrei proprio vedere cosa ci abbinerebbe Gardini, brancolo abbastanza nel buio non avendo mai assaggiato siffatta materia prima.
  5. Giulia Marruccelli Giulia Marruccelli commenta:
    in Cina, vari spiedini con insetti tipo scarabei rosolati alla brace: nessun sapore rivoltante, alla lontana sembrava quasi carne bianca e consistenza croccante!
  6. Francesco Francesco commenta:
    Ciao, nei miei giri per il monndo non mi sono mai fermato dinnazi ad un piatto “strano”. A Oaxaca, nel Messico, le cavallette (se non ricordo male le chiamano chiquimules) vengono servite fritte come snack nelle varie mescalerie. Come sono? buone, ricordano un po’ i gamberetti di fascina e si mangiano tranquillamente, come pure iguane, serpenti, armadilli e naturalmente gusanos, i bachi dell’agave che finiscono nel mescal. Alcune cose sono buone (es serpente) altre non le rimpiango certamente, tipo il narvalo o la carne di foca, questo si un vero orrore. comunque è solo l’imprinting culturale che entra in gioco, in mezzo mondo si mangioano vermi e insetti in quanto apportatori di proteine, noi disdegnavamo il pesce crudo e ora imperversa il sushi e quindi…volendo si possono mangiare, anche se un piatto di pasta o un bel caccicco sono sicuramente migliori
  7. Antonio Scuteri Antonio Scuteri commenta:
    Non avrei problemi a mangiare insetti. Certo però che, visto che non è indispensabile, preferisco continuare a nutrirmi di foie gras, filetto, aragosta e porcini
    • medo medo risponde:
      Ma come si fa a mangiare il foie gras? Ne ho mangiato di ogni genere, in tutte le salse, di qualità sopraffine anche. Abito in Francia e lo trovo ovunque, ma… E’ obbrobrioso proprio avere in bocca quell’unto informe dal gusto di paraffina.
      Cioè ben vengano ragni, scorpioni e interiora di mosca guarda!
  8. AndreaAlviseVolpin AndreaAlviseVolpin commenta:
    ..potrebbe essere anche Cracco in ginocchio e la Parodi nuda (ma coi tacchi) a servirmelo, ma quella roba se la mangiano! :D
    (chiave di lettura: volutamente ironico, ottuso e categorico, questo commento!)
    Buon appetito: io amo e continuo ad amare la cucina europea!
  9. Mangerei anche lo Scorpione solo per capire quel “troppo” che mi incuriosisce tantissimo.
    Intanto scrivo Cracco nella lista dei cuochi anti-fuffa. :D
    Ha carattere e idee chiare.
    Bravo. Per quel che può valere.
  10. Arcangelo Dandini Arcangelo Dandini commenta:
    Da “pischello” mi ricordo una bevanda alcolica cinese al cui interno c’era una specie di lucertola, il liquido era verdastro come la pigmentazione del rettile. Era il mio prima lavoro, una sera con il proprietario del ristorante dove lavoravo decidemmo di berla…..non aggiungo altro ma vi dico che eravamo talmente “ciucchi” per un gesto simile che riuscimmo a berne un bicchiere a testa….Ps ancora oggi mi sogno i ramarri che mi rincorrono per casa:-)
  11. GIANLU63 GIANLU63 commenta:
    no grazie, non fumo
  12. si, sono curioso, anzi se Craccoli mett in lista ci vado … finalmente :-)
    lo devo dire anche se unpo’ OT: la copertina di wired e’ inguardabile :-)
  13. GIANLU63 GIANLU63 commenta:
    Comunque è solo questione di usanze, cultura e cibi a disposizione,
    Noi mangiando, tra l’altro, ranocchi, lumache, interiora e sangue di animali, gatti, vermi del formaggio, ostriche, ecc. ecc. e non è che si mangi poi tanto più di classe.
    se andranno di moda le cavallette fritte…
    ..mangeremo tutti cavallette fritte…
    d’altra parte se qualche anno fa vi avessero detto che avreste mangiato filetto di pesce crudo, mentre il resto del pesciotto si dimenava nel piatto infilzato in uno spiedino, che avreste detto?
  14. anto anto commenta:
    Se avessi voluto cibarmi di insetti sarei nata col becco
  15. Virgilio Brunetti VIRGI commenta:
    Sicuramente una fonte di nutrimento alternativa, nuova e da espolorare.
    Faccio solo una piccola riflessione: fermo restando che gli insetti sono già parte di alcuni costumi alimentari diffusi in Italia, non credo siano meno “disgustosi” rispetto agli escargot, alle coscette di rana… senza parlare della famosa grappa alla vipera…
    proveniamo da una società che non se l’è passata sempre bene… il benessere dei nostri anni ha in parte cancellato la memoria di autentiche ricette dell’orrore a base di tutto ciò che di vivo (o anche inanimato)può essere tratto dal mare e dalla terra.
    Quando non c’èra veramente niente da mangiare alcune famiglie di pescatori consumavano una zuppa poverissima fatta facendo bollire piccoli pezzi di scoglio ricoperti di alghe…
    senza parlare della ben più sostanziosa frittura di anemoni di mare o un ricco stufato di oloturie (cetrioli di mare).
    Senza parlare della selvaggina locale: ricci (di terra), volpi (non tanto diverse dal cane), tassi, gazze, lumache di molti tipi… ecc ecc ecc
    personalmente ho avuto l’opportunità di assaggiare qualcosa… devo dire che il bis non l’ho rifiutato.
  16. medo medo commenta:
    Sciami di milioni di locuste ti mangiano il raccolto, tu mangia le locuste.
    Questo è l’uomo che non si perde in piagnistei e ce la farà. Non certo quello che si perde nelle cucine molecolari. Ma questo è un mio libero giudizio, aperto a critiche.
  17. cucinopertescemo cucinopertescemo commenta:
    no per favore no.
    cioè, Cracco con la sua cucina sta esagerando.
    passi pure che frulli qualsiasi cosa, che metta le mentine della vigorsol in ben tre dei suoi piatti ma gli insetti proprio no.
  18. Enrico Marsili Enrico Marsili commenta:
    Ho lavorato a Wageningen per alcuni mesi, pochi piani sotto quel dipartimento. Per fortuna c`erano solo te` e biscotti durante le pause.
    E comunque e`risaputo che gli snack olandesi contengono proteine di provenienza misteriosa…
  19. architorture architorture commenta:
    Trascendendo la curiosità e i retaggi culturali..io credo sia il top del marketing!
    Cracco porta la novità e se tu la disprezzi significa che:
    TU sei il conservativo/ncapiscinamazza e LUI quellocheccistaddentro/troppo avanti.
    Aggiungendo che:
    per LUI è guadagno puro (quanto costa la materia prima?!?) e TU puoi sparare in giro a tutti i tuoi amici che sei così figo da aver pagato 40 euro per un piatto di vermi!
    Narcisismo al cubo..bravibravi!
  20. alberto alberto commenta:
    E vabbè, come non riproporre la classica:
    “No, la lingua no.
    Che schifo.
    Arriva dalla bocca della mucca!
    Mi dia un uovo.”
  21. Oste della Malora Oste della Malora commenta:
    ragazzi è solo un problema culturale, noi le lumache le mangiamo (..Voi) e piacciono molto, i granchietti ci piaciono assai e in quel di Venezia le moleche arrivano a costare un occhio. Quindi risolto il problema culturale si apriranno nuove frontiere della gastronomia. L’unico aspetto poco chiaro è la reperibilità della materia prima. Nel video Cracco utilizza solo prodotti essiccati e poi rigenerati, ma il “fresco” dove lo troviamo ? (evitate le solite battute ..grazie)e sopratutto gli standard di allevamento, saranno chiari, vista la possibilità di venire in contatto con una materia prima sconosciuta e quindi inclassificabile…..mi ci vedo a infilare negli spiedoni della mia griglia a legna….le formichine…..vado di corsa dall’ottico :-) )
  22. Rino Rino commenta:
    Caspita ora che ci penso però..se oggi siamo arrivati quasi al puntom che a breve (prima o poi) mangeremo anche le cavallette..vuoi vedere che Le Piaghe d’Egitto non eran poi tanto piaghe ma un miracolo per i bisognosi ed affamati???
    Scusate l’ironia.. ma a monte di tutto ciò se proprio arriverà il giorno in cui dovrò per forza di cose mangiare le cavallette, sicuramente deciderò di mangiare quelle preparate da Carlo Cracco..
    AlchimiadelGusto.it
    Rino
  23. franco campese commenta:
    Carlo Cracco e’ un grande cuoco , credo pero’ che farei fatica a trovare tra i miei conoscenti qualcuno disposto a condividere una esperienza di questo tipo . Qua se si trova anche un vermicello nel riso si butta via tutto !
  24. angelo angelo commenta:
    “che essendo animali a sangue freddo gli insetti non possono essere vettori di virus”…
    non è assolutamente vero: gli insetti sono vettori di virus, eccome! si tratta soprattutto virus delle piante, ma ci sono anche virus che possono essere trasmessi a mammiferi.
  25. ekkia ekkia commenta:
    Sono d’accordo. Pensate anche ai problemi ambientali che l’insettofagia risolverebbe (probabilmente gli allevamenti di insetti sarebbero più facili da gestire, impiegherebbero meno risorse ed inquinerebbero meno). O all’aspetto etico: molti vegetariani o semi-vegetariani come me avrebbero meno remore nel nutrirsi di un animale tutto sommato primitivo e molto in basso nella catena evolutiva… (nessun vegetariano da me conosciuto si è mai fatto problemi nell’ammazzare scarafaggi, mosche e zanzare) e visto che di proteine abbiamo comunque bisogno…
    Detto ciò, anche se avrei avuto l’occasione per farlo, finora non ho mai osato (mi sono fermata a rane e lumache). Ma mi riprometto di provarci presto…
  26. Letizia Re Letizia Re commenta:
    Io personalmente li proverei!!Abbattiamo questo tabù!Però non ho capito se Cracco li ha già messi in lista, o se, per mangiarli, bisognerà ancora aspettare!Aspetto delucidazioni in merito!
  27. [...] Riuscirà Carlo Cracco a farvi mangiare gli insetti? | Dissapore [...]
  28. Dario Dario commenta:
    brava Francesca che scrive divertendo e informando (due cose che non si vedono più uscire dalla stessa penna, ormai), ma non vedo perché anche noi dovremmo cibarci dello schifoso cibo dei paesi che non ne hanno: non credete che sgozzerebbero anche in messico grassi maiali e affetterebbero teneri vitelli, se (solo) ne avessero? Ed estendo: possibile che la nostra grassa opulenza non sia sazia di quello che ha?

Link:
http://www.lorologiaiomiope.com/i-vermi-col-formaggio-piophila-casei/


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